Il Tribunale di Taranto riconosce il diritto alla tranquillità domestica: se i rumori superano la soglia, scatta il risarcimento.
A volte si pensa che la casa sia il posto dove tutto deve tacere, dove fuori può esserci il traffico, il caos, la vita che corre, ma dentro regna la pace. Poi arriva il ristorante sotto casa con il suo aspiratore instancabile e quell’illusione svanisce in fretta.

Giorno dopo giorno, tra piatti che sfrigolano e ventilatori che non si fermano mai, il silenzio diventa un ricordo lontano e il nervosismo prende il suo posto. È quello che è successo a una residente di Taranto, stanca di convivere con un rumore continuo che trasformava la sua quotidianità in una sfida di resistenza e pazienza. Il caso è finito davanti al Tribunale e la recente sentenza ha messo nero su bianco un principio semplice ma fondamentale: quando il rumore supera certi limiti, non è più solo fastidio, diventa danno, e per quel danno si può chiedere un risarcimento.
Rumori molesti e vita impossibile: cosa ha deciso il giudice
La storia racconta di un impianto di aspirazione che, posizionato proprio sotto la finestra della camera dei figli, funzionava senza sosta quasi tutto il giorno, lasciando giusto qualche ora di tregua di notte. A questo si aggiungeva il via vai di tavoli e sedie del gazebo esterno, spostati avanti e indietro tra pranzo e cena, un sottofondo costante che, col passare del tempo, ha finito per logorare la pazienza della famiglia.
L’articolo 844 del Codice civile dice chiaramente che fumi, odori e rumori sono tollerabili solo finché non superano la soglia della normale sopportazione, valutata in base al buon senso e al contesto. Qui il giudice, con l’aiuto di una consulenza tecnica, ha stabilito che la soglia era stata superata eccome e che il diritto alla tranquillità domestica era stato messo a dura prova.

Anche se l’attività del ristorante era poi cessata e il locale era stato lasciato libero, il Tribunale ha sottolineato che, se il processo fosse andato avanti, la domanda di risarcimento sarebbe stata fondata almeno in parte.
La sentenza ha così riconosciuto il risarcimento del danno esistenziale, che non riguarda la salute fisica ma qualcosa di altrettanto prezioso: la possibilità di vivere la propria casa come un rifugio sereno, senza rumori che ti ricordano a ogni ora del giorno che sotto di te qualcuno sta preparando il servizio di cena.
Il giudice ha chiarito che quando i rumori diventano parte indesiderata della tua vita quotidiana, allora non sono più solo suoni di sottofondo ma vere e proprie intrusioni nel tuo diritto alla quiete. E a quel punto la legge non può restare in silenzio.