Agevolazioni prima casa: scopri le scadenze per il cambio di residenza e come non perdere i benefici fiscali.
Comprare la prima casa per molti segna una tappa importante della vita, un obiettivo raggiunto dopo anni di sacrifici, rinunce e risparmi. Ma quando insieme alle chiavi dell’abitazione arrivano anche le tanto desiderate agevolazioni fiscali, la gioia dell’acquisto lascia presto spazio a una piccola ansia da scadenze.

La normativa, generosa nei benefici, non scherza affatto con gli obblighi da rispettare. E tra tutti ce n’è uno che puntualmente scatena dubbi e domande: il cambio di residenza. C’è chi deve trasferirla in tempi stretti e chi, una volta sistemata la questione, si chiede se sia possibile spostarla di nuovo senza rischiare di restituire fino all’ultimo centesimo di ciò che si è risparmiato.
Prima Casa: quando cambiare residenza senza perdere le agevolazioni?
La legge, in realtà, non è complicata come sembra: impone semplicemente di fissare la residenza nel comune dove si trova la casa entro diciotto mesi dal rogito, impegno che va dichiarato nero su bianco al momento dell’acquisto. Rispettato questo punto, non ci sono vincoli temporali per mantenerla lì per sempre, quindi chi lo desidera può trasferirla altrove, purché non violi le altre condizioni che tengono in piedi il castello dei benefici fiscali.
Per esempio, vendere la casa entro cinque anni fa cadere tutti gli sconti ottenuti, a meno che entro dodici mesi non si compri un’altra abitazione con i requisiti previsti. E non va dimenticato che chi possiede già un altro immobile acquistato con le stesse agevolazioni deve venderlo entro un anno, altrimenti niente più bonus. Ma il vero colpo di scena arriva quando si ignorano i famosi diciotto mesi per il trasferimento della residenza, perché in quel caso l’Agenzia delle Entrate non ha pietà e recupera le imposte risparmiate con tanto di interessi e sanzioni.

Chi riesce a muoversi con attenzione, però, gode di vantaggi non da poco: imposta di registro ridotta al due per cento invece del nove, tasse ipotecarie e catastali fisse, IVA al quattro per cento per chi acquista da un’impresa e persino la possibilità di detrarre gli interessi del mutuo.
Ecco perché segnarsi le date diventa fondamentale: diciotto mesi per portare la residenza nel comune della casa e, in caso di vendita, dodici mesi per acquistarne un’altra con gli stessi requisiti. Regole semplici, certo, ma guai a prenderle sottogamba perché la differenza tra un acquisto sereno e una stangata fiscale può stare tutta in un calendario.
In definitiva rispettare le scadenze non è solo una questione di burocrazia ma il modo migliore per non trasformare un acquisto entusiasmante in un incubo fiscale perché tra imposte ridotte mutui più leggeri e tasse calmierate i vantaggi ci sono e sono concreti ma basta un ritardo o una distrazione per vedere svanire tutto e dover restituire fino all’ultimo euro con gli interessi. Meglio quindi tenere d’occhio il calendario e togliersi ogni dubbio fin da subito così la prima casa resta davvero il traguardo felice che dovrebbe essere.